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Raggiungere il traguardo dei sessant'anni attesta la straordinaria capacità della nostra associazione di attraversare le epoche, anticipare i cambiamenti, formare nuove leve e tutelare con fermezza e autonomia l'identità della categoria, ponendo da sempre le nuove generazioni al centro del proprio operato.

Fin dal 1966, l'UNGDCEC rappresenta il punto di riferimento in cui migliaia di giovani commercialisti trovano un terreno di confronto, crescita, opportunità e rappresentanza. Una realtà solida, edificata sulla dedizione di donne e uomini che, succedendosi nel tempo, hanno investito energie, tempo e competenze in un disegno collettivo capace di superare i singoli individui e la durata dei mandati.

La vera forza dell'Unione risiede nella sua attitudine a rinnovarsi costantemente senza mai smarrire le proprie radici.

In questi sei decenni ha guidato l'evoluzione della nostra professione, offrendo il proprio contributo nei grandi dibattiti di riforma, incentivando l'aggiornamento, premiando il merito e tutelando lo spazio dei giovani colleghi. È stata una vera scuola di leadership e partecipazione, ma prima di tutto un'officina di idee in grado di tramutare le necessità dei professionisti emergenti in azioni tangibili.

Nel momento in cui ho assunto la guida della Presidenza nazionale, ho percepito distintamente la responsabilità insita in questa grande tradizione. Per tale ragione, ho voluto focalizzare il mandato su una missione prioritaria: generare opportunità. Opportunità per entrare nel mondo del lavoro, opportunità di sviluppo e opportunità di partecipazione attiva alla vita economica del paese. La nostra attività sindacale si è concentrata sul ricambio generazionale, partendo dal presupposto che l'avvenire della professione dipenda strettamente dalla possibilità reale offerta ai giovani di mettersi alla prova. Su questa scia si sono sviluppate le istanze per l'introduzione di quote generazionali negli incarichi professionali e nei tavoli istituzionali, oltre alle riforme proposte per modificare il D.Lgs. 139/2005.

Non parliamo di meri accorgimenti tecnici, bensì di una svolta culturale profonda: demolire quella barriera che per troppo tempo ha limitato l'accesso effettivo dei giovani agli incarichi professionali assumendosene le proprie responsabilità. Quella barriera oggi comincia finalmente a cedere. Nutro la certezza che chi raccoglierà il testimone proseguirà in questa direzione fino ad abbatterla del tutto.

Abbiamo intensificato il legame con il mondo accademico tramite l'iniziativa Obiettivo Uni.Co., portando l'esperienza professionale direttamente nelle università e avvicinando gli studenti alla realtà dei commercialisti. Abbiamo affrontato a viso aperto i nodi legati all'innovazione e all'intelligenza artificiale, guidati dalla convinzione che le trasformazioni vadano governate e non subite passivamente. Si sono strette sinergie istituzionali e siglati accordi finalizzati a tramutare i valori condivisi in risposte pratiche a beneficio degli iscritti. È stato strutturato il piano relativo agli onorari proposti e presentate svariate istanze normative, alcune delle quali si sono tradotte in veri e propri progetti di legge, come il credito d'imposta per le PMI che scelgono la consulenza di temporary management dei commercialisti.

Tuttavia, le sole mete raggiunte non bastano a descrivere il senso profondo di questo viaggio.

La Giunta che guido ha vissuto appieno lo Spirito Unione. Ha dimostrato l'audacia di tradurre le intuizioni in possibilità concrete, avviando dinamiche destinate a lasciare un'impronta nella nostra categoria. Ha scommesso sul ricambio generazionale quando appariva ancora un traguardo utopico, lavorando con rigore, passione e senso del dovere, mantenendo sempre l'umiltà e anteponendo l'interesse collettivo a quello del singolo. Professionisti provenienti da aree geografiche, background e sensibilità differenti hanno saputo trasformare la diversità in un valore aggiunto, sposando una visione dell'Unione moderna, coraggiosa e aperta. Abbiamo vissuto insieme doveri, traguardi e momenti complessi. Ci siamo confrontati, abbiamo discusso e talvolta dibattuto animatamente, ma sempre uniti dalla consapevolezza di far parte della medesima grande comunità.

Questo aspetto, ben più dei successi formali, rappresenta il mio motivo di massimo orgoglio.

Dopotutto, l'Unione supera i confini di una semplice sigla associativa. Per quanto mi riguarda, evoca sentimenti di affetto, senso di appartenenza e riconoscenza. Significa offrire il proprio contributo senza pretendere contropartite, vuol dire dedicare tempo, intuizioni e forze al servizio dei colleghi più giovani, poiché la crescita del singolo coincide con il progresso dell'intera collettività. L'Unione è un modo di intendere il percorso professionale che permette di non sentirsi mai isolati, ma accolti in una famiglia capace di trasformare i propri ideali nel domani. È il luogo dove prendono vita legami fraterni che durano una vita intera, è il contesto in cui si incontrano persone che operano quotidianamente con generosità altruistica, è lo spazio in cui si sperimenta la bellezza di far parte di un progetto dinamico, che continua a prosperare ben oltre il termine dei singoli ruoli direttivi.

A livello personale, l'Unione ha contribuito alla mia maturazione umana prima ancora che a quella professionale, regalandomi emozioni e legami indimenticabili.

A sessant'anni dalla fondazione, l'UNGDCEC si conferma un faro per le nuove generazioni di professionisti che custodisce una memoria preziosa e conserva intatta l'attitudine a guardare verso il futuro.

A quanti hanno edificato questa storia va la nostra profonda gratitudine.

A chi avrà il compito di scriverla domani consegniamo un patrimonio di valori, idee, passione e coesione.

Perché lo Spirito Unione non è un concetto legato al passato, è il collante che ci unisce tuttora e che, da sessant'anni, ci spinge a progettare il domani impegnandoci ogni giorno per renderlo migliore.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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