Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo TUIR (D.Lgs. 117/2026) prende forma l'ambizioso progetto di semplificazione normativa e di razionalizzazione del sistema fiscale. L’intervento ha avuto come obiettivo principale quello di ricondurre ad un’unità organica una molteplicità di disposizioni che nel tempo si erano stratificate in maniera caotica, senza andare ad alterare i fondamenti preesistenti del sistema impositivo. Spesso, infatti, l’eccessiva frammentazione legislativa ha generato incertezze applicative, costringendo gli operatori economici a districarsi tra leggi speciali, decreti di attuazione e interpretazioni amministrative non sempre lineari. Il nuovo impianto normativo, pertanto, è finalizzato al superamento di una simile disorganicità, determinando, per l’effetto, una maggiore attrattività del mercato italiano per i capitali esteri e una migliore garanzia di sicurezza giuridica. Le disposizioni del nuovo Testo unico si applicheranno a decorrere dal 1° gennaio 2027.
PEX e dividendi: la nuova architettura per holding e gruppi societari
Uno dei capitoli più significativi di questo riordino è senz'altro quello concernente il trattamento dei redditi di capitale e delle plusvalenze derivanti da partecipazioni societarie. All'interno del nuovo assetto trovano una definitiva collocazione organica le regole sulla Participation Exemption(PEX) e quelle sull'esclusione dall'imponibile dei dividendi distribuiti.
La PEX, lo ricordiamo, è quel meccanismo che determina l’esenzione parziale dalle imposte sulle plusvalenze realizzate dalla cessione di quote o azioni, a patto che sussistano determinati requisiti soggettivi e oggettivi (come il periodo minimo di possesso e la commercialità della società partecipata). Il fatto che questa disciplina sia stata inserita in modo strutturato nel tessuto ordinario del testo normativo permette un coordinamento facilitato rispetto alla disciplina sul reddito d'impresa.
L'impatto di questa centralizzazione è notevole e si riflette positivamente su diversi soggetti:
Parallelamente, il coordinamento delle norme sull'esclusione dei dividendi per i soggetti IRES risponde alla medesima logica di efficienza.
Evitare la doppia imposizione economica all'interno delle catene di controllo è essenziale per la sopravvivenza economica delle grandi strutture aziendali. La nuova collocazione sistematica agevola la gestione dei flussi finanziari interni ai gruppi, semplificando il calcolo della base imponibile e riducendo il rischio di contenziosi con l'amministrazione finanziaria legati a disallineamenti normativi.
Fiscalità internazionale: regole ordinarie per mercati globali
A fronte dei benefici di cui potranno beneficiare gli operatori nazionali nell’ambito del mercato interno, non è trascurabile l’impatto che la razionalizzazione potrà generare sul versante dei rapporti transfrontalieri. La fiscalità internazionale, infatti, da “corpo estraneo” disciplinato da leggi speciali, è stata integrata dal legislatore nell’ambito del regime fiscale ordinario.
Le aziende italiane che scelgono di espandersi oltre i confini nazionali e i gruppi esteri che decidono di stabilirsi in Italia si troveranno auspicabilmente davanti ad un quadro normativo integrato. Questa scelta sistematica tocca da vicino tematiche cruciali come la gestione dei redditi prodotti all'estero, il credito d'imposta per le tasse pagate oltreconfine (foreign tax credit) e il monitoraggio delle operazioni transfrontaliere. La razionalizzazione di tali norme nello stesso testo che disciplina il reddito d'impresa domestico potrebbe determinare una significativa riduzione dei costi di compliance per le imprese, nonché una più agevole pianificazione strategica.
La Global Minimum Tax entra nel Testo Unico
La più significativa modernizzazione ed innovazione sul piano strutturale operata dalla riforma è l'inclusione, nella Parte III del provvedimento, della disciplina sulla tassazione minima globale. Il recepimento dei principi internazionali sviluppati in sede OCSE (il cosiddetto Pillar Two) trova così una degna sede definitiva nel corpo del Testo Unico.
La Global Minimum Tax risponde all'esigenza globale di contrastare la pianificazione fiscale aggressiva e lo spostamento dei profitti verso giurisdizioni a bassa tassazione, imponendo un'aliquota effettiva minima del 15% per i gruppi multinazionali con ricavi consolidati superiori a una determinata soglia. L'inserimento di questa complessa normativa all'interno del Testo Unico rappresenta un passo fondamentale per diversi motivi:
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Luciano Sorgato
- CommercialistaRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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