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La Corte di giustizia dell’Unione Europea, con la causa C‑738/22 del 2 luglio 2026, ha respinto integralmente il ricorso di Google e Alphabet contro la sentenza del Tribunale che aveva confermato la decisione con cui la Commissione europea aveva sanzionato il gruppo per abuso di posizione dominante nel settore dei sistemi operativi e dei servizi di ricerca su dispositivi mobili Android. 

Resta così definitivamente confermata la sanzione di 4,125 miliardi di euro inflitta a Google per un’infrazione unica e continuata dell’art. 102 TFUE, legata a una strategia complessiva volta a preservare e rafforzare la posizione dominante del motore di ricerca Google attraverso tre condotte:

  • vendita abbinata dell’app Google Search con il Play Store;
  • vendita abbinata del browser Chrome con Google Search e Play Store;
  • subordinazione delle licenze per Play Store e Google Search al rispetto di obblighi antiframmentazione (OAF) idonei a ostacolare lo sviluppo di fork Android non compatibili. 

La vicenda prende avvio dall’indagine avviata dalla Commissione sull’ecosistema Android, in cui viene contestato a Google di aver imposto ai produttori di dispositivi (OEM) e agli operatori mobili (MNO) una serie di restrizioni contrattuali: preinstallazione obbligatoria di Google Search per ottenere il Play Store, preinstallazione congiunta di Chrome, obbligo di non commercializzare dispositivi basati su versioni di Android non approvate da Google in presenza di accordi antiframmentazione e schemi di condivisione dei ricavi (ARR) legati alla preinstallazione esclusiva del motore di ricerca di Google. 

Nel 2018 la Commissione qualifica tali clausole come quattro abusi distinti e, nel loro insieme, come un’unica infrazione continuata, ritenendo che la vendita abbinata e i vincoli contrattuali abbiano consolidato lo “status quo bias” degli utenti a favore delle app Google, innalzato le barriere all’ingresso e ridotto gli incentivi all’innovazione dei concorrenti nei mercati dei servizi di ricerca generale e dei browser mobili. 

Google e Alphabet impugnano la decisione davanti al Tribunale, che nel 2022 conferma la gran parte delle contestazioni: riconosce la posizione dominante di Google sui mercati nazionali dei servizi di ricerca generale e sui portali di vendita di app Android, giudica abusive le condizioni di preinstallazione previste dagli accordi di distribuzione (ADAM) e la subordinazione delle licenze al rispetto degli OAF, ma annulla la parte relativa agli accordi di condivisione dei ricavi per portafoglio (ARR per portafoglio), ritenendo insufficiente la dimostrazione del loro carattere abusivo e ravvisando violazioni dei diritti della difesa. L’ammenda viene solo lievemente ridotta, da 4,342 a 4,125 miliardi di euro. 

Nel nuovo grado Google e Alphabet sollevano davanti alla Corte di giustizia una serie di motivi contro la sentenza del Tribunale: contestano la valutazione del nesso di causalità tra preinstallazione e effetti preclusivi, la mancata applicazione generalizzata del test del concorrente altrettanto efficiente (AEC test), l’analisi del secondo abuso sugli obblighi antiframmentazione e la conferma dell’infrazione unica e continuata nonostante l’annullamento parziale sugli ARR per portafoglio, oltre a criticare l’esercizio della competenza di merito sul calcolo dell’ammenda. 

La Corte respinge tutti i motivi di impugnazione. Da un lato chiarisce che, nell’ambito dell’art. 102 TFUE, l’autorità antitrust non è tenuta a fondare l’analisi sugli scenari controfattuali né a dimostrare sempre l’esclusione di un concorrente “altrettanto efficiente”, potendo ricorrere a diverse griglie di analisi a seconda del tipo di condotta e del contesto di mercato, in particolare quando si tratta di ecosistemi digitali caratterizzati da forti effetti di rete e barriere all’ingresso. 

Dall’altro lato, la Corte conferma che la Commissione ha dimostrato con elementi “precisi e concreti” che le condizioni di preinstallazione di Google Search e Chrome, combinate con gli altri vincoli contrattuali, erano idonee a restringere la concorrenza, distorcendo le scelte degli utenti e riducendo in pratica lo spazio per i servizi concorrenti.

Con la pronuncia del 2 luglio 2026, l’impugnazione viene quindi respinta e la sanzione antitrust record nei confronti di Google per il caso Android diventa definitiva, rafforzando il quadro europeo di controllo sulle pratiche escludenti nelle piattaforme digitali.

Fonte: CGUE 2 luglio 2026 C‑738/22

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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