La Corte Costituzionale ha messo un freno definitivo a un meccanismo fiscale che, per anni, ha penalizzato i contribuenti italiani, trasformando l'imposta di successione sulle rendite vitalizie in un prelievo dai tratti paradossali e distorsivi. Con la sentenza 28 maggio 2026 n. 89 la Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme che regolavano il calcolo della base imponibile quando i tassi di interesse legali scendevano sotto la soglia di guardia.
Al centro della decisione della Consulta c'è la tutela del cittadino contro prelievi fiscali che non corrispondono a un valore economico reale. Il verdetto colpisce direttamente l'Art. 17, c. 1°, lett. c), del decreto legislativo 31/10/1990, n. 346, nella sua formulazione applicabile ratione temporis. Secondo i giudici costituzionali, l'applicazione rigida dei vecchi coefficienti ministeriali basati su tassi prossimi allo zero creava una base imponibile esorbitante, violando apertamente i principi cardine della Carta fondamentale.
Una tassa superiore alle dodici annualità
La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dalla Corte di cassazione, sezione tributaria, durante un contenzioso che vedeva contrapposti l'Agenzia delle entrate e la beneficiaria di un legato testamentario. La vicenda, che fotografa alla perfezione l'anomalia del sistema, riguardava una successione ...
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