Il DL 89/2026 (c.d. DL Carburanti), pubblicato in Gazzetta Ufficiale 22 maggio 2026 n. 117, sposta al 20 luglio 2026 il termine ultimo per il versamento delle imposte risultanti dalle dichiarazioni fiscali per tutti i soggetti che applicano gli ISA, estendendosi di fatto anche ai contribuenti in regime forfettario e di vantaggio.
La decisione del Governo di concedere più tempo per il saldo e il primo acconto delle imposte sui redditi non è arrivata a sorpresa, ma rappresenta l'esito di un pressing istituzionale mirato. Come chiarito da Elbano de Nuccio, il rinvio della scadenza originaria (fissata tradizionalmente a fine giugno) si è reso indispensabile a causa di un oggettivo ritardo tecnico nella macchina amministrativa.
Le conseguenze del differimento impattano in modo significativo sia sulla gestione operativa degli studi professionali sia sulla pianificazione finanziaria di imprese e lavoratori autonomi. Per i commercialisti, lo slittamento alleggerisce una pressione sui tempi che era diventata insostenibile a causa del ritardo dei software, consentendo una gestione più ordinata delle scadenze e riducendo drasticamente il rischio di errori materiali nei calcoli.
Dal punto di vista della liquidità aziendale, la proroga concede un prezioso margine di respiro a circa 4 milioni di partite IVA, inclusi forfettari e soci, che possono così trattenere la liquidità in cassa per un mese in più e pianificare con maggiore serenità i flussi finanziari estivi.
Inoltre, resta la possibilità di effettuare i versamenti entro i 30 giorni successivi al 20 luglio, ovvero entro il 19 agosto 2026, applicando la maggiorazione dello 0,80% (quindi quest'anno non più dello 0,40%).
Il ritardo del software ISA e l'effetto a catena
La necessità oggettiva di una proroga fiscale quest'anno era strettamente legata alla disponibilità degli strumenti informatici. Il software per la compilazione del modello ISA è stato infatti rilasciato dai partner tecnologici dell'amministrazione finanziaria soltanto il 13 maggio 2026, accumulando un ritardo di quasi un mese rispetto alla data limite del 15 aprile inizialmente prefissata dalle norme sullo Statuto del Contribuente e sui decreti di semplificazione.
Questo slittamento tecnologico ha ridotto al minimo la finestra temporale a disposizione dei commercialisti per elaborare i dati, calcolare l'affidabilità fiscale delle partite IVA e quantificare i versamenti dovuti. Di conseguenza, lo spostamento della data al 20 luglio è stato definito dallo stesso Consiglio Nazionale come una "decisione utile e ragionevole", l'unica in grado di garantire il diritto del contribuente a un calcolo accurato e non affrettato del proprio carico fiscale.
La platea dei beneficiari: non solo soggetti ISA
Il differimento dei termini di versamento non si limita esclusivamente alle imprese e ai professionisti soggetti direttamente alla compilazione degli indici, ma si estende a cascata su un'ampia platea di contribuenti. Nel dettaglio, la scadenza del 20 luglio si applica a:
soggetti che applicano gli ISA;
contribuenti in regime forfettario, che pur essendo strutturalmente esclusi dagli ISA beneficiano storicamente dell'estensione del termine per ragioni di uniformità del sistema dei versamenti;
contribuenti in regime di vantaggio (i vecchi minimi ancora in essere);
soci di società di persone e associazioni in regime di trasparenza fiscale (ex artt. 5, 115 e 116 TUIR) che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA.
Resta, come detto, la possibilità di effettuare i versamenti entro i 30 giorni successivi al 20 luglio, ovvero entro il 19 agosto 2026, applicando la maggiorazione dello 0,80%.
Il dialogo con le istituzioni
La gestione del calendario e delle scadenze di giugno e luglio rappresenta da anni un terreno di scontro e di confronto serrato tra i professionisti del settore economico e i vertici della finanza pubblica. In questa occasione, tuttavia, le dichiarazioni del Presidente Elbano de Nuccio hanno evidenziato un clima di proficua e rinnovata collaborazione istituzionale.
Secondo i vertici sindacali e ordinistici della categoria, il superamento della logica delle "proroghe dell'ultimo minuto" (spesso emanate a ridosso o persino oltre la scadenza naturale dei termini) a favore di un provvedimento strutturato e comunicato con congruo anticipo rappresenta un cambio di passo fondamentale. Questo approccio riconosce implicitamente la dignità lavorativa dei consulenti fiscali e tutela la stabilità di cassa delle imprese e dei lavoratori autonomi, i quali possono pianificare i flussi finanziari estivi ed evitare sanzioni dovute a meri disguidi tecnici o a carenze temporali.
L'attenzione si sposta adesso sulle prossime tappe della riforma dei tributi.
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Marco Ligrani
- Dottore commercialista in BariRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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