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La Corte di Giustizia dell’Unione europea, nella causa C-717/24, ha precisato che gli Stati dell’Unione Europea devono tenere conto, nel calcolo della pensione di vecchiaia, di eventuali vantaggi maturati dai lavoratori per attività svolte in altri Paesi europei che possono determinare un anticipo del pensionamento.

Il caso

Il giudizio riguarda un lavoratore di nazionalità slovacca, occupato per lungo tempo come minatore in un sito estrattivo sotterraneo ubicato a Karviná, nell’attuale territorio della Repubblica Ceca, al quale era stato negato il trattamento di quiescenza anticipata previsto in caso di svolgimento di mansioni particolarmente usuranti.

Il lavoratore, in particolare, prima di tali attività aveva svolto diversi lavori nella Repubblica Ceca e in Slovacchia. L'ordinamento cecoslovacco dell'epoca operava una classificazione delle mansioni in ragione del coefficiente di gravosità: i minatori risultavano incardinati nella categoria I, la quale attribuiva il diritto all'accesso anticipato al trattamento pensionistico al raggiungimento del cinquantacinquesimo anno di età, purché fosse maturata a un'anzianità contributiva complessiva pari a 25 anni, di cui 15 assolti nel sottosuolo in miniere profonde.

Con la riforma legislativa del 1992 era stato soppresso il menzionato sistema di classificazione con decorrenza dal 31 dicembre 1992, facendo comunque salvi i diritti acquisiti fino al 2016. A seguito dello scioglimento dello Stato federale cecoslovacco, occorso il 31 dicembre 1992, la Repubblica Ceca aveva recepito con effetto immediato tale abrogazione, mentre la Slovacchia ne aveva differito l’efficacia sino al 1999.

Nel 2013 il ricorrente, allora cinquantacinquenne, ha presentato in Slovacchia l'istanza volta all'ottenimento della pensione, ma la domanda è stata rigettata dall'Istituto competente per carenza del requisito oggettivo dei 15 anni di attività in miniera. Nello specifico, le autorità slovacche avevano ritenuto che i periodi di servizio prestati nel territorio dell’odierna Repubblica Ceca potessero essere computati esclusivamente ove sussumibili nella categoria I ai sensi della legislazione ceca. Senonché, alla data del 31 dicembre 1992, coincidente con l’abrogazione della predetta classificazione nell'ordinamento ceco, l'istante non aveva ancora cumulato i 15 anni di attività richiesti all'interno della medesima categoria.

Il contenzioso giudiziale

È sorto, pertanto, un contenzioso giurisdizionale vertente sull'obbligo o meno, in capo all’amministrazione previdenziale slovacca, di computare, ai fini del perfezionamento del citato requisito dei 15 anni, il segmento temporale intercorrente tra il 1° gennaio 1993 e il 31 agosto 1995, lasso di tempo durante il quale l’interessato aveva continuato a esercitare le mansioni di minatore nel sottosuolo della Repubblica Ceca.

La Suprema Corte Amministrativa slovacca ha, dunque, sollevato rinvio pregiudiziale dinanzi alla Corte di Giustizia sull'interpretazione del regolamento n.883/2004 afferente al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, con particolare riferimento alle disposizioni normative che disciplinano la totalizzazione dei periodi assicurativi maturati in diversi Stati membri ai fini della liquidazione della pensione di vecchiaia.

La decisione della CGUE

Secondo la CGUE, la disposizione oggetto di interpretazione deve trovare applicazione ogniqualvolta sussistano criteri di liquidazione della pensione di vecchiaia specificamente dettati per determinate professioni o attività nell’alveo dello Stato membro competente all’erogazione del beneficio. Tale principio opera anche in difetto di un regime previdenziale speciale che risulti formalmente autonomo rispetto al regime generale.

Con riferimento alla fattispecie in commento, la Corte osserva che la legislazione slovacca contemplava, per l'arco temporale compreso tra il 1° gennaio 1993 e il 31 agosto 1995, disposizioni speciali in materia di trattamenti pensionistici di vecchiaia dedicate all’attività di minatore in miniere sotterranee. Poiché i periodi contributivi maturati dall’istante nella Repubblica Ceca si sono perfezionati nell’esercizio di tale specifica attività, ne consegue – impregiudicati gli accertamenti in fatto demandati alla cognizione della Suprema Corte Amministrativa slovacca – che detti periodi debbano essere necessariamente computati ai fini della determinazione della sua pensione di vecchiaia in Slovacchia.

Fonte: CGUE, 21 maggio 2026 C-717-24

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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