OIC 34: tra derivazione e nuove deroghe
L'adozione dell'OIC 34 ha segnato una svolta nella contabilizzazione dei ricavi per le imprese italiane, introducendo un processo articolato in quattro fasi: identificazione del contratto, individuazione delle unità elementari, determinazione del prezzo e rilevazione del ricavo. La Circ. Assonime 28 aprile 2026 n. 13 chiarisce che, sebbene il fisco riconosca in termini generali la validità dei criteri di qualificazione e imputazione temporale del nuovo principio, persistono deroghe penalizzanti.
Il punto più critico riguarda il trattamento di penali e resi. Il decreto 27 giugno 2025 ha stabilito che queste componenti debbano essere assunte al lordo ai fini IRES e IRAP, venendo trattate fiscalmente come accantonamenti indeducibili fino alla loro definitiva emersione. Questa scelta replica l'impostazione già adottata per i soggetti IAS-adopter (IFRS 15), ma Assonime rileva come tale approccio sia in controtendenza rispetto alla legge delega n. 111/2023, che mirava a rafforzare l'avvicinamento tra bilancio civilistico e imponibile fiscale.
Costi di smantellamento: la trappola dell'attualizzazione finanziaria
Un'altra novità di rilievo commentata nella circolare riguarda gli emendamenti agli OIC 16 e 31 relativi ai costi di smantellamento e ripristino. Il nuovo modello contabile prevede la capitalizzazione degli oneri futuri (attualizzati) sul costo del cespite, con la contestuale iscrizione di un fondo rischi.
Tuttavia, il legislatore fiscale ha introdotto una distinzione netta:
Questa impostazione costringe le aziende a una gestione in doppio binario del fondo oneri: una parte del fondo sarà fiscalmente riconosciuta, mentre l'altra (quella alimentata dall'attualizzazione) sarà irrilevante fino alla chiusura dell'obbligazione.
L'attualizzazione forfettaria del 5%
Particolare attenzione merita l'art. 6 DM 27 giugno 2025, che introduce una misura di semplificazione apparente ma operativamente complessa. Qualora un'impresa OIC decida di non attualizzare i costi di smantellamento perché l'effetto temporale non è significativo, il fisco impone comunque un'attualizzazione forfettaria del 5%.
In pratica, ai soli fini fiscali, il 5% del costo capitalizzato viene disconosciuto e i relativi ammortamenti vengono riqualificati come oneri di attualizzazione indeducibili. Questo genera un "doppio binario che si innesta su un altro doppio binario", complicando ulteriormente il calcolo delle variazioni in dichiarazione dei redditi.
Imprese IAS-adopter e clausola di salvaguardia: cosa cambia dal 2024
La disciplina introdotta dal decreto non risparmia le imprese che già utilizzano i principi contabili internazionali (IAS/IFRS). Per queste realtà, le nuove regole sugli oneri di attualizzazione si applicano a partire dal periodo d'imposta 2024.
Per mitigare l'impatto retroattivo e l'incertezza del passato, è stata introdotta una clausola di salvaguardia. Assonime sottolinea che i comportamenti adottati nelle precedenti dichiarazioni sono fatti salvi: non saranno censurati né i comportamenti conformi alla nuova norma né quelli difformi (ad esempio chi ha già dedotto tali oneri in passato). Tuttavia, non è possibile presentare dichiarazioni integrative per adottare ora comportamenti difformi invocando la salvaguardia.
Riflessi IRAP e gestione dei contratti: I punti da monitorare
La circolare affronta anche i riflessi sulla base imponibile IRAP. Il decreto conferma che gli oneri di attualizzazione, pur essendo classificati in bilancio nell'area finanziaria (voce C17-ter), non godono di deduzione immediata per presa diretta, ma subiscono lo stesso differimento previsto per l'IRES.
Sull'OIC 34, vengono inoltre analizzati i costi per l'ottenimento del contratto. Se capitalizzati tra le immobilizzazioni immateriali, essi sono deducibili secondo le regole dell'Art. 108 del TUIR. Assonime evidenzia un paradosso: se una svalutazione di tali costi è deducibile, la contestuale riduzione dei ricavi dovuta a penali rimane sterilizzata ai fini fiscali, creando un'asimmetria nel reddito d'impresa.
L'appello di Assonime per una vera derivazione
In chiusura della Circolare 13/2026, l'Associazione esprime il proprio auspicio affinché il legislatore riconsideri queste scelte restrittive. La gestione di fondi "misti" e l'obbligo di tracciamento analitico di componenti valutative diverse all'interno dello stesso cespite rappresentano un onere amministrativo che collide con gli obiettivi di semplificazione fiscale.
Le imprese sono chiamate a un monitoraggio attento delle stime e degli aggiornamenti dei tassi, poiché ogni variazione del fondo smantellamento richiederà ora una scomposizione tra quota capitale e quota interessi ai fini della dichiarazione dei redditi, con impatti diretti sui piani di ammortamento e sulle imposte differite.
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Carmelina Bonetti
- Dottore commercialistaRimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione

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