Il sistema imprenditoriale italiano apre il 2026 con un segnale positivo: sono 690 le imprese in più tra gennaio e marzo, frutto della differenza tra 105.051 iscrizioni e 104.361 cessazioni.
Si tratta di un risultato in controtendenza, considerando che il primo trimestre è storicamente penalizzato dal consolidamento delle chiusure maturate a fine anno. L'unico precedente dell'ultimo decennio risale al 2021, ma in un contesto eccezionale, distorto dalle dinamiche pandemiche.
Il tasso di crescita trimestrale si attesta a +0,01%, in miglioramento rispetto allo stesso periodo sia del 2025 (-0,05%) che del 2024 (-0,18%). Al 31 marzo 2026, lo stock complessivo delle imprese registrate in Italia ha raggiunto 5.811.877 unità. Questi i dati che emergono da Movimprese, l'analisi statistica condotta da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.
Il saldo positivo del trimestre è interamente sostenuto dalle società di capitali, che registrano +15.739 unità (tasso di crescita +0,80%), in accelerazione rispetto allo stesso periodo del 2025 (+0,70%). Questa performance compensa le flessioni delle imprese individuali (-9.669 unità, 0,33%) e delle società di persone (-4.879, -0,61%), confermando una tendenza strutturale: l'imprenditoria italiana si sposta progressivamente verso forme giuridiche più strutturate e capitalizzate.
L’analisi settoriale – che per la prima volta adotta la nuova codifica delle attività economiche ATECO 2025 – mostra il progressivo spostamento dell'economia italiana verso i servizi. Le migliori performance si registrano nelle Attività finanziarie e assicurative (+2.301 imprese, +1,55%) e nelle Attività professionali, scientifiche e tecniche (+3.168 unità, +1,25%). Crescono anche le Attività immobiliari (+1.836, +0,56%) e le attività di supporto operativo alle imprese (+1.243, +0,54%). Da segnalare il forte dinamismo percentuale nel settore della fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+1,70%).
Il Sud e le Isole registrano il risultato migliore in valore assoluto: +1.673 imprese (+0,08%), trainato dalla Campania (+1.193) e dalla Sicilia (+638).
La crescita percentuale più alta spetta al Centro (+0,12%, pari a +1.506 imprese), trascinato quasi interamente dal Lazio: +2.477 unità.
Chiudono in negativo entrambe le ripartizioni settentrionali. Il Nord Est flette dello 0,15% (-1.694 unità), mentre il Nord-Ovest limita le perdite allo 0,05% (-795 imprese), grazie alla Lombardia, che va controcorrente rispetto alla sua macro-area, con un saldo positivo di +722 imprese. A livello provinciale, in termini assoluti i migliori risultati vengono da Roma (+2.391), Napoli (+1.192) e Milano (+1.093).
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