Dalla strategia politica alla pratica economica
Il Piano Mattei rappresenta una delle iniziative più ambiziose della politica estera economica italiana degli ultimi decenni. Presentato nel 2024 con una dotazione iniziale di circa 5,5 miliardi di euro, il piano mira a rafforzare i rapporti economici tra Italia e Africa attraverso investimenti, infrastrutture e cooperazione tecnologica.
Il disegno normativo è chiaro: la legge ha istituito una cabina di regia interministeriale e una struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio con il compito di coordinare amministrazioni pubbliche, imprese e istituzioni finanziarie.
Tuttavia, come spesso accade nelle grandi strategie geopolitiche, la vera sfida non è la definizione normativa ma la sua attuazione. Il Piano Mattei diventa realmente efficace solo quando le linee guida istituzionali si traducono in partnership economiche concrete tra imprese italiane e imprenditoria africana.
In altre parole, il Piano non è soltanto un programma pubblico: è una piattaforma di cooperazione economica che deve essere alimentata dal settore privato di entrambi i continenti.
La logica del partenariato: da aiuti a investimenti
Uno degli elementi più innovativi del Piano Mattei è il tentativo di superare il modello tradizionale di cooperazione allo sviluppo basato sulla relazione donatore-beneficiario.
L’obiettivo dichiarato è costruire partnership paritarie che generino benefici reciproci. Il piano prevede infatti interventi in settori strategici quali energia, infrastrutture, agricoltura, sanità, acqua e innovazione tecnologica, favorendo la partecipazione delle imprese e delle filiere produttive.
Questo approccio riflette una trasformazione più ampia delle politiche di sviluppo internazionale: non più soltanto trasferimenti finanziari, ma creazione di ecosistemi economici in cui capitale, tecnologia e competenze circolano tra partner.
In tale prospettiva, le imprese italiane possono contribuire con know-how industriale, tecnologia e accesso ai mercati europei, mentre le imprese africane offrono conoscenza del territorio, capitale umano e opportunità di crescita in economie in forte espansione.
Le aspettative dei partner africani
L’interesse africano per il Piano Mattei è significativo, ma accompagnato da aspettative e
richieste di maggiore coinvolgimento.
Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, ha definito il piano un possibile “cambio di paradigma” nei rapporti tra Africa ed Europa, purché venga sviluppato in linea con le priorità africane di sviluppo sostenibile e industrializzazione.
Anche il presidente della Banca Africana di Sviluppo, Adesina, ha evidenziato come le sue aspettative siano, migliorare l’accesso all’energia, rafforzare i sistemi sanitari e creare occupazione giovanile nel continente. Sebbene non vi sia traccia di riforme sociali in Africa.
Tuttavia, diversi osservatori africani sottolineano che la riuscita del Piano dipenderà dalla reale partecipazione delle imprese locali e dalla capacità di evitare un approccio eccessivamente euro centrico rischiando di confinare nuovamente i Paesi africani al ruolo di co-protagonisti dei progetti o peggio ancora di comparse.
Giovanni Carbone, direttore del dipartimento africano dell’istituto italiano degli studi di politica internazionale ha avvertito sulla sua possibile disfunzione dichiarando che “il PM non è ancora sufficientemente strutturato, ci sono delle procedure da affinare per la selezione e la sorveglianza dei progetti”.
Non mancano quindi osservazioni critiche sulla sua attuazione operativa. Alcuni analisti rilevano infatti uno scarto tra la narrativa del partenariato paritario e la concreta allocazione delle risorse. Nonostante il piano sia formalmente articolato su sei pilastri – sopra ricordati– una parte significativa dei finanziamenti finora individuati si concentra soprattutto nei settori energetico e infrastrutturale, con particolare attenzione al gas e alle grandi opere logistiche.
Il ruolo decisivo delle imprese
È proprio su questo punto che il Piano Mattei gioca la sua partita più importante.
La cabina di regia può coordinare politiche e strumenti finanziari, ma la creazione di valore economico avviene sul terreno delle relazioni tra imprese: joint venture, trasferimento tecnologico, formazione di personale locale e sviluppo di filiere industriali.
In molti settori strategici – dall’agroalimentare alle infrastrutture energetiche, dalla digitalizzazione alla logistica – il modello di sviluppo più promettente è quello delle partnership imprenditoriali miste. La connessione tra aziende diventa tale da non riuscire più a prescindere da usi, costumi e consuetudini locali.
In questo schema come detto l’impresa italiana apporta tecnologia, capitale e accesso ai mercati globali mentre i giovani imprenditori africani contribuiscono con radicamento territoriale e conoscenza del contesto economico locale.
Il risultato prefissato è la creazione di nuove catene del valore integrate tra Africa ed Europa.
Dal piano politico alla partnership economica
Il vero banco di prova del Piano Mattei sarà quindi la sua capacità di passare dalla dimensione istituzionale alla dimensione imprenditoriale su larga scala. Ciò implicherà anche un intervento normativo bipartisan a difesa dei protagonisti di questo evento epocale che, spostando non solo materie prime ma soprattutto materiale umano, necessitano di garanzie ulteriori.
La legge e la cabina di regia rappresentano il quadro strategico di larga massima. Ma il motore dello sviluppo saranno le alleanze tra imprese, capaci di generare investimenti sostenibili, di salvaguardare il lavoro e i risultati dei nuovi pionieri d’africa.
Se riuscirà a favorire una rete diffusa di partnership tra imprenditori italiani e africani, nonché’ una rete di sicurezza economico-normativa il Piano Mattei potrà realmente trasformare la cooperazione economica tra i due continenti.
In caso contrario, rischierà di restare una strategia diplomatica ambiziosa ma incompleta. La sfida, dunque, non è soltanto politica. È soprattutto imprenditoriale.
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