Nel capitolo dedicato alla formazione, le Linee guida per l'implementazione dell'intelligenza artificiale del Ministero del Lavoro dedicano un ampio spazio alle strategie destinate a favorire la diffusione delle competenze legate all’IA nei contesti produttivi.
Il documento sottolinea come l’efficacia dei programmi formativi dipenda per lo più dalla capacità di raggiungere una pluralità di soggetti – grandi imprese, piccole e medie imprese, lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi – e di offrire percorsi accessibili anche a chi possiede livelli diversi di competenze digitali. In questa prospettiva la formazione viene presentata come uno degli strumenti principali attraverso cui accompagnare la diffusione delle tecnologie basate sull’analisi dei dati e sull’automazione.
Le imprese sono, pertanto, invitate a promuovere percorsi formativi al fine di favorire l’adattamento delle competenze ai nuovi strumenti digitali, con iniziative che possono comprendere:
Focus su PMI e autonomi
Particolare attenzione viene riservata alle piccole e medie imprese e ai lavoratori autonomi, che spesso incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alla formazione tecnologica. In questo senso, le Linee guida suggeriscono quindi la predisposizione di percorsi formativi flessibili e accessibili, anche attraverso strumenti di formazione a distanza, piattaforme di e-learning e iniziative di aggiornamento professionale sostenute da incentivi o voucher formativi. Il documento sottolinea, inoltre, l’importanza di percorsi di formazione integrata che combinino diversi livelli di apprendimento, dalla alfabetizzazione digitale di base fino allo sviluppo di competenze più avanzate nel campo dell’analisi dei dati e del machine learning.
Accanto alle competenze tecniche vengono richiamate anche alcune competenze trasversali, come la capacità di lavorare in gruppo, la comunicazione e il problem solving, che continuano a svolgere un ruolo rilevante nei contesti lavorativi caratterizzati da un crescente impiego di tecnologie digitali.
Le Linee guida richiamano altresì il ruolo delle collaborazioni tra istituzioni pubbliche, sistema educativo e imprese nella costruzione di percorsi formativi adeguati alla trasformazione tecnologica del lavoro. In questa prospettiva vengono menzionati gli ITS Academy, le collaborazioni tra università e centri di ricerca e le iniziative di formazione avanzata, tra cui il Dottorato nazionale sull’intelligenza artificiale sostenuto dal PNRR, che coinvolge diversi atenei italiani nella formazione di nuove professionalità nel campo del machine learning e delle tecnologie digitali.
Cambiano le mansioni, cambiano le competenze: il reskilling e l'upskilling
Il capitolo dedicato alla formazione richiama diversi studi internazionali che analizzano l’impatto delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Tra questi viene menzionato il rapporto del World Economic Forum, secondo il quale nei prossimi anni una quota significativa della forza lavoro sarà coinvolta in processi di aggiornamento o riconversione delle competenze. Le analisi richiamate nelle Linee guida osservano come l’introduzione di sistemi basati sull’elaborazione dei dati e sull’automazione tenda a modificare la distribuzione delle mansioni all’interno delle imprese: alcune attività di natura ripetitiva o standardizzata risultano sempre più affidate a strumenti tecnologici, mentre cresce la domanda di competenze legate all’analisi dei dati, alla gestione dei sistemi digitali e alla capacità di integrare strumenti tecnologici nei processi produttivi. Alla luce di tali impatti, all’interno delle strategie formative richiamate dalle Linee guida assume particolare rilievo il tema del reskilling, ovvero il processo della riqualificazione professionale dei lavoratori verso attività diverse da quelle precedentemente svolte. Invero, la diffusione delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale modifica progressivamente la composizione delle mansioni nei contesti produttivi e richiede, in molti casi, un adattamento delle competenze professionali rispetto al semplice aggiornamento delle conoscenze già possedute.
Il documento richiama quindi l’importanza di percorsi formativi che consentano ai lavoratori di acquisire competenze utili per operare in contesti caratterizzati da un crescente impiego di strumenti digitali. Gli stessi, possono comprendere programmi di riqualificazione rivolti ai lavoratori coinvolti nei processi di trasformazione tecnologica delle imprese e iniziative di formazione che permettano di sviluppare competenze legate all’analisi dei dati, alla gestione dei sistemi informatici e all’utilizzo di strumenti avanzati di supporto alle attività lavorative.
Il riferimento al reskilling si inserisce così nel più ampio quadro delle politiche di accompagnamento alla transizione tecnologica del lavoro, nel quale la formazione assume un ruolo centrale nel favorire l’adattamento delle competenze professionali ai cambiamenti introdotti dall’intelligenza artificiale.
Accanto ai percorsi di riqualificazione professionale, le Linee guida richiamano anche il tema dell’upskilling, ovverosia il necessario percorso di aggiornamento delle competenze dei lavoratori già inseriti nei processi produttivi.
Fronte europeo: cos'è il Patto per le competenze
Il riferimento all’upskilling e al reskilling si inserisce a sua volta in un quadro più ampio di politiche europee dedicate allo sviluppo delle competenze, in particolare il Patto per le Competenze dell’Unione europea, iniziativa promossa dalla Commissione europea nel 2020 nell’ambito dell’Agenda europea per le competenze. Il Patto nasce con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra governi, imprese, istituzioni formative e organizzazioni del lavoro, al fine di sostenere programmi di formazione e aggiornamento professionale in grado di accompagnare la transizione digitale dell’economia.
L’iniziativa si propone, in particolare, di sostenere percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale che consentano ai lavoratori di adattarsi ai cambiamenti introdotti dalle tecnologie emergenti.
L’adesione al Patto consente ai soggetti coinvolti – imprese, enti di formazione, università e istituzioni pubbliche – di partecipare a una rete europea dedicata allo sviluppo delle competenze, con accesso a iniziative di collaborazione, programmi di formazione e strumenti di finanziamento destinati a sostenere l’aggiornamento professionale.
Incentivi e sostegni: FNC, fondi interprofessionali, programmi europei
Nel capitolo dedicato agli incentivi e agli strumenti di sostegno economico le Linee guida richiamano alcune delle principali misure oggi disponibili a livello nazionale ed europeo per accompagnare i processi di digitalizzazione delle imprese e la formazione dei lavoratori. Si precisa che i dati relativi ai fondi e agli incentivi riflettono lo stato delle misure vigenti al momento della pubblicazione del documento e che tgli stessi strumenti potranno essere soggetti a possibili aggiornamenti normativi.
Tra le misure citate assume un rilievo centrale il Fondo Nuove Competenze, giunto alla terza edizione con una dotazione complessiva superiore a 1,05 miliardi di euro. La misura consente alle imprese di destinare parte dell’orario di lavoro alla formazione dei dipendenti con la copertura dei contributi previdenziali e una compensazione economica che può arrivare fino al 60 per cento della retribuzione per le ore dedicate all’aggiornamento professionale, con particolare attenzione allo sviluppo delle competenze digitali.
Le Linee guida richiamano inoltre il ruolo dei fondi interprofessionali per la formazione continua, finanziati attraverso lo 0,30 per cento dei contributi versati all’INPS, che permettono alle imprese di sostenere percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale per i propri lavoratori. Attraverso questi strumenti possono essere finanziati programmi formativi dedicati alla digitalizzazione dei processi produttivi, alla gestione dei dati e all’utilizzo di tecnologie avanzate.
Accanto alle misure nazionali il documento menziona anche alcuni programmi europei di sostegno alla ricerca, all’innovazione e alla formazione. Tra questi figurano Horizon Europe, con una dotazione di circa 95,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, il Digital Europe Programme, che mobilita circa 7,5 miliardi di euro per lo sviluppo delle tecnologie digitali avanzate, e il Fondo Sociale Europeo Plus, che mette a disposizione oltre 99 miliardi di euro per politiche occupazionali e programmi di formazione continua.
Conclusioni
Nel complesso, la ricognizione proposta dalle Linee guida non inserisce elementi di novità rispetto alle politiche già attive. Il richiamo alla necessità di mantenere un aggiornamento e creare nuove professionalità si inserisce, infatti, in una funzione di coordinamento tra misure già attive.
Resta, quindi, aperta la questione relativa alla capacità delle stesse di accompagnare in modo effettivo le trasformazioni organizzative e occupazionali connesse alla diffusione delle tecnologie di intelligenza artificiale.
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