Il Reg. UE 2023/2631 introduce uno standard volontario a livello UE per le obbligazioni verdi, applicabile a emittenti finanziari, non finanziari e soggetti pubblici, che intendano utilizzare l’etichetta “obbligazione verde europea” o “EuGB” per strumenti allineati alla Tassonomia UE. L’uso dell’etichetta comporta il rispetto di stringenti requisiti di destinazione dei proventi, obblighi di trasparenza e verifica esterna, oltre a un articolato quadro sanzionatorio.
La circolare n. 5 di Assonime, pubblicata il 10 marzo 2026, analizza nel dettaglio il citato Reg. UE 2023/2631, evidenziando come esso punti a contrastare il greenwashing e a canalizzare i capitali verso attività ambientalmente sostenibili, in coerenza con il Piano d’azione UE per la finanza sostenibile e con il Green Deal.
Sul piano operativo, il Regolamento prevede due approcci per l’utilizzo dei proventi (graduale e di portafoglio), imponendo un vincolo di destinazione verso attività allineate alla Tassonomia, con margini di flessibilità fino al 15% in specifici casi. È inoltre richiesto un piano CapEx che indichi tempi e modalità di allineamento alla Tassonomia, soggetto a verifica esterna.
La circolare illustra poi il D.Lgs. 28/2026 che adegua il TUF al nuovo quadro europeo, introducendo le definizioni di obbligazione verde europea, obbligazione ecosostenibile e obbligazione legata alla sostenibilità e che individua la Consob come Autorità competente per la vigilanza sugli emittenti e disciplina i profili sanzionatori, con multe fino allo 0,5% del fatturato per le violazioni degli obblighi informativi.
In chiusura, Assonime richiama le implicazioni in termini di responsabilità da prospetto, rapporti con la disciplina sugli abusi di mercato e tutela degli investitori, sottolineando come la crescente rilevanza dei green bond richieda un equilibrio tra rigore regolamentare e attrattività del mercato.
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