Lunedì 9 marzo – Incontro di StMicroelectronics con gli analisti
Dall’inizio del 2026 il titolo in Borsa ha guadagnato il 25%. Non male dopo le tensioni degli ultimi mesi sulla governance con i contrasti lungo la linea Roma-Parigi, cioè gli azionisti di riferimento del gruppo che produce microchip. Adesso una mano al business può arrivare dalla Cina che ha deciso di incrementare nei prossimi anni gli investimenti in alta tecnologia. Dalle infrastrutture digitali alle auto elettriche, il ruolo di StM torna all’attenzione di tutti. La Cina rappresenta il 15% dei ricavi totali per StM che è un partner essenziale nel settore automotive per clienti come Geely o Tesla. C’è poi il supporto alla piattaforma di Qualcomm Tech per la sua piattaforma di AI personalizzata. I componenti di StM sono apprezzati per l’efficienza energetica che riescono a garantire. Insomma, un buon viatico per i prossimi anni che ha permesso ai dirigenti del gruppo di
StM di confermare la centralità del polo di Agrate Brianza: il numero degli addetti nel futuro rimarrà stabile mentre sarà allargato il centro di ricerca di Cornaredo. In aumento investimenti e occupazione di qualità.
Martedì 10 marzo – Il commercio della Cina di gennaio e febbraio
Dall’inizio di marzo Pechino ha ridotto i dazi all’import di prodotti dal Canada, anche se non è chiarissima la lista dei generi beneficati. La misura durerà fino alla fine dell’anno, dopo l’accordo tra il governo cinese e Mark Carney, primo ministro canadese. A Pechino era andato anche Friedrich Merz, il cancelliere tedesco, accompagnato da uno stuolo di 30 grandi gruppi, dall’automotive alla chimica e ai farmaci: l’obiettivo è rilanciare gli affari sulla rotta Berlino-Shanghai (o Pechino), molto utili a entrambi i Paesi. Oggi escono i dati del commercio con l’estero sviluppato dalla Cina nei primi due mesi dell’anno, sarà un termometro importante per valutare lo stato di salute del Dragone che deve affrontare, come tutti, le sfide lanciate da Donald Trump a colpi di dazi ma anche le crescenti difficoltà a far circolare le merci.
La Volkswagen presenta i risultati annuali
Nei primi nove mesi dell’anno scorso il gruppo Volkswagen aveva registrato ricavi per 238,7 miliardi di euro abbastanza stabili (più 1%) ma con un utile operativo in grande calo (meno 58% a 5,4 miliardi). Anche sul piano delle consegne il carmaker di Wolfsburg rimane dietro il colosso nipponico Nissan. Oggi la società presenta i risultati dell’intero 2025 ma l’attenzione, più che ai numeri, andrà ai temi. Che non mancano e sono scottanti. Da fonti sindacali viene fuori l’esistenza di un piano aziendale per tagliare i costi operativi del 20% entro il 2028 e ritorna la preoccupazione verso la chiusura di alcuni plant nella stessa Germania. Mossa pesante anche perché viene in seguito a un impegno biennale (2024-25) che ha già portato a risparmi da 10 miliardi, evidentemente non sufficienti. E rimangono aperte le sfide sul fronte della Cina per la concorrenza dei modelli e degli Usa: l’impatto dei dazi è misurato in cinque miliardi di dollari.
Giovedì 12 marzo - Bilancia commerciale Usa: il primo termometro economico del 2026
Oggi i mercati avranno gli occhi puntati su Washington: verrà pubblicato il dato sulla bilancia commerciale degli Stati Uniti relativo a gennaio 2026, un indicatore chiave per valutare la traiettoria dell’economia americana all’inizio del nuovo anno. Non si tratta di una semplice statistica mensile, ma di un termometro capace di influenzare aspettative su crescita, inflazione e politica monetaria. Gennaio rappresenta inoltre un mese particolarmente osservato perché offre il primo riscontro sull’andamento degli scambi nel 2026. Gli analisti cercheranno di capire se emergeranno segnali di continuità rispetto alla fine del 2025 o se si intravede un cambio di passo, magari legato all’evoluzione dei prezzi energetici, alle tensioni geopolitiche o alle nuove strategie di approvvigionamento delle imprese. Non meno importante sarà la reazione del dollaro e dei rendimenti obbligazionari. Un disavanzo superiore alle attese potrebbe riaccendere interrogativi sulla sostenibilità degli squilibri esterni, mentre un dato più contenuto potrebbe rafforzare la fiducia degli investitori. Anche la Federal Reserve osserverà con attenzione: sebbene la politica monetaria dipenda soprattutto da inflazione e occupazione, l’andamento del commercio estero incide sulle prospettive di crescita. Il 12 marzo, dunque, non sarà solo una scadenza statistica. Sarà un passaggio capace di orientare le aspettative su economia reale e mercati finanziari nella prima parte dell’anno.
Domenica 15 marzo - A Los Angeles va in scena il cinema
La 98ª edizione degli Oscar accende ancora una volta i riflettori su Los Angeles, non solo per glamour e star, ma anche per l’impatto economico che il cinema genera negli Stati Uniti. Dietro lo spettacolo si nasconde un motore finanziario potente: secondo dati recenti, l’industria cinematografica contribuisce ogni anno per oltre 700 miliardi di dollari al Pil americano, tra produzione, distribuzione, marketing e consumi correlati. La serata degli Oscar, con il suo budget stimato in decine di milioni di dollari, rappresenta una piccola ma significativa porzione di questo ecosistema. I costi comprendono affitti delle location, sicurezza, scenografie, compensi per presentatori e artisti, nonché la produzione televisiva globale. Nonostante le spese elevate, l’evento genera ritorni consistenti: solo le dirette televisive raccolgono centinaia di milioni di dollari in pubblicità, mentre le piattaforme di streaming e i canali internazionali amplificano ulteriormente le entrate. Per Los Angeles, la cerimonia significa flussi turistici, prenotazioni alberghiere, trasporti e ristorazione: un vero boost per l’economia locale stimato in centinaia di milioni di dollari. L’indotto si estende inoltre a catering, stilisti, truccatori e tecnici, creando posti di lavoro temporanei ma di alto valore. Oltre all’impatto immediato, gli Oscar influenzano i consumi culturali: film premiati spesso registrano un aumento del box office, incrementando ricavi e royalties. In questo senso, la notte degli Oscar non è solo una celebrazione artistica, ma un catalizzatore economico, capace di muovere capitali e posti di lavoro, rafforzando l’industria e il ruolo di Los Angeles come hub globale dell’intrattenimento.
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