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L'intelligenza artificiale generativa non è più un tema da convegni o da sperimentazioni di laboratorio.

Sta entrando stabilmente nella quotidianità degli studi professionali, nei dipartimenti legali, negli uffici amministrativi, nelle direzioni del personale. Non si tratta di una trasformazione lontana o futuribile: è un cambiamento già in atto, che incide concretamente sul modo in cui avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro ed in genere i professionisti possono organizzare il proprio lavoro, produrre documenti, analizzare dati e interagire con i clienti.

La portata di questa trasformazione è profonda.

L'AI generativa non si limita a classificare o analizzare dati, come avveniva con le forme tradizionali di intelligenza artificiale. È in grado di produrre testi, sintetizzare informazioni, formulare ipotesi, suggerire soluzioni, generare report e persino elaborare strategie preliminari a partire da semplici istruzioni in linguaggio naturale, i cosiddetti prompt.

È proprio questa capacità generativa a segnare il salto di paradigma: il professionista non interroga più un sistema che restituisce dati predefiniti, ma dialoga con uno strumento che produce contenuti.

Prompt engineering

In questo scenario emerge una competenza destinata a diventare centrale: il prompt engineering. Se l'AI generativa funziona sulla base delle istruzioni che riceve, allora la qualità del risultato dipende in larga misura dalla qualità della domanda. Non è una questione meramente tecnica, ma un cambio di prospettiva. Il professionista non inserisce più parametri in un software chiuso; formula richieste, fornisce contesto, definisce vincoli, orienta l'elaborazione. Il linguaggio diventa interfaccia operativa. La capacità di esprimere correttamente un'esigenza professionale si trasforma in leva strategica.

Differenze tra prompt debole e un prompt professionale.

È sufficiente osservare la differenza tra una richiesta generica e un prompt strutturato per comprenderne la portata.

Chiedere a un sistema di “scrivere un parere su un licenziamento” significa ottenere un testo standard, privo di specificità.

Formulare invece un'istruzione che delimiti il ruolo del sistema, il contesto normativo, la dimensione aziendale, il periodo temporale di riferimento e gli orientamenti giurisprudenziali rilevanti conduce a un risultato molto più aderente al caso concreto. La tecnologia è la stessa; cambia la qualità dell'interazione.

Per i professionisti le applicazioni sono ormai evidenti. L'AI può contribuire a ridurre il tempo dedicato ad attività ripetitive e a basso valore aggiunto, liberando risorse per la consulenza strategica e per la relazione con il cliente.

In questo senso, l'intelligenza artificiale non si pone come alternativa al professionista, ma come strumento di potenziamento.

Responsabilità professionali e allucinazioni

Tuttavia, ogni opportunità porta con sé una responsabilità. L'AI generativa non è infallibile. Può produrre le cosiddette “allucinazioni”, ossia informazioni plausibili ma inesatte; può generare contenuti che riproducono, in modo non sempre evidente, materiali coperti da diritto d'autore; può esporre a rischi in materia di protezione dei dati personali qualora vengano inserite informazioni di tale genere in sistemi non adeguatamente presidiati.

Nel contesto professionale, dove l'accuratezza e la correttezza sono elementi essenziali della prestazione, tali rischi non possono essere sottovalutati.

Il quadro normativo europeo e nazionale conferma questa esigenza di consapevolezza. Il Reg. UE 2024/1689, noto come AI Act, introduce un approccio basato sul rischio e attribuisce obblighi proporzionati ai soggetti che sviluppano o utilizzano sistemi di intelligenza artificiale.

La legge italiana 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, dedica una disposizione specifica alle professioni intellettuali, stabilendo che l'uso dell'AI deve avere carattere meramente strumentale e di supporto, e che deve comunque prevalere il lavoro intellettuale del professionista. La responsabilità resta in capo all'essere umano. Non è possibile giustificare un errore affermando che “lo ha scritto l'AI”. Questo principio non è solo etico: è giuridicamente rilevante.

Dillo con un prompt

È proprio in questo contesto che si colloca la serie podcast di QuotidianoPiù “Dillo con un prompt”.

L'obiettivo non è celebrare la tecnologia, né proporre un approccio tecnicistico riservato agli sviluppatori. L'intento è accompagnare avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e professionisti in un percorso di alfabetizzazione consapevole, che consenta di comprendere come funzionano i modelli linguistici, quali sono i loro limiti strutturali, come formulare richieste efficaci e come integrare l'AI nel proprio flusso di lavoro nel rispetto delle regole.

Il percorso si sviluppa in modo progressivo.

Si parte dalla comprensione di cosa sia realmente un Large Language Model e del perché un sistema di questo tipo possa generare errori con apparente sicurezza. Si analizza la struttura di un prompt efficace, evidenziando l'importanza del ruolo attribuito al sistema, del contesto fornito, dei vincoli normativi indicati e della forma dell'output richiesto.

Si affrontano poi casi concreti riferiti alle diverse professioni, mostrando come l'AI possa essere impiegata in modo mirato e responsabile.

Una parte significativa dell'approfondimento è dedicata alla gestione del rischio.

Comprendere il fenomeno delle allucinazioni, verificare le fonti, evitare l'inserimento di dati personali non necessari, conoscere le policy dei provider, valutare la differenza tra sistemi generici e soluzioni verticali sono aspetti che rientrano ormai nella diligenza professionale. In particolare, il tema della Retrieval Augmented Generation, ossia la possibilità di collegare il modello a basi documentali specifiche dello studio o dell'azienda, rappresenta uno sviluppo di grande interesse perché consente di ancorare le risposte a fonti determinate, riducendo l'imprevedibilità dell'output.

La distinzione tra AI generica e AI specializzata assume a sua volta un rilievo strategico. Le piattaforme generaliste offrono flessibilità e versatilità, ma richiedono maggiore attenzione nella verifica dei contenuti. Le soluzioni verticali, progettate per ambiti specifici possono garantire maggiore integrazione con banche dati e normative settoriali, ma implicano valutazioni differenti in termini di costi, responsabilità e governance. La scelta tecnologica diventa, quindi, anche una scelta giuridica e organizzativa.

Il messaggio di fondo che attraversa l'intero progetto è chiaro: l'intelligenza artificiale non sostituisce il professionista, ma ne amplifica le capacità.

La vera differenza non risiede nella disponibilità dello strumento, ormai diffuso e accessibile, bensì nella competenza con cui esso viene utilizzato. Il prompt engineering non è una moda passeggera, ma una forma di pensiero strutturato che richiede metodo, chiarezza e consapevolezza dei limiti.

In un contesto in cui l'AI Act sottolinea l'importanza dell'alfabetizzazione e della formazione continua, investire tempo nella comprensione di queste tecnologie significa rafforzare la propria posizione competitiva e ridurre i rischi operativi. Il professionista che governa l'AI è in grado di offrire servizi più efficienti, più tempestivi e più innovativi. Quello che la subisce rischia di utilizzarla in modo superficiale, esponendosi a errori e criticità.

L'intelligenza artificiale generativa non rappresenta dunque una minaccia alla professionalità, ma una sfida culturale. Richiede di ripensare il rapporto tra conoscenza, tecnica e responsabilità. Richiede di integrare competenze giuridiche, economiche e digitali. Richiede, soprattutto, di mantenere centrale il giudizio umano.

La serie podcast “Dillo con un prompt” nasce con questa ambizione: fornire strumenti concreti per trasformare l'AI da semplice novità tecnologica a leva strategica consapevole.

Perché non basta utilizzare l'intelligenza artificiale. Occorre saperla dirigere. E dirigere significa porre le domande giuste, nel modo giusto, al momento giusto.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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di Massimiliano Nicotra - Avvocato, senior partner di Qubit Law Firm & Partners

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