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Il 19 febbraio 2026 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato "Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro", la prima raccolta di contributi a supporto dell’Osservatorio nazionale sull’adozione dei sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. Il documento, di oltre 250 pagine, vuole rappresentare una base conoscitiva mirata a orientare la transizione di istituzioni, imprese e lavoratori verso l'adozione consapevole dell'IA nel mondo del lavoro.

Istituito dall'art. 12 della L. 132/2025 ("Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale"), l'Osservatorio sull'adozione dell'IA nel mondo del lavoro è attualmente in fase di avvio. Il Ministero, in particolare, ha ritenuto necessario il monitoraggio dell'impatto dell'IA generativa sugli equilibri del mondo del lavoro a causa del carattere trasformativo senza precedenti della tecnologia in questione. Infatti, se in passato l'introduzione di nuove tecnologie nel lavoro aveva avuto ripercussioni soprattutto in relazione all'automazione di compiti manuali e ripetitivi, l'IA attuale sta impattando anche le professioni ad alta qualificazione e ad elevato contenuto cognitivo.

La raccolta di contributi dedica per questo l'intero capitolo 3.1 all'esposizione ai cambiamenti dovuti all'IA delle professioni intellettuali (in particolare avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro).

Quanti (e quali) professionisti già usano l'IA

Secondo le analisi condotte tramite l’indicatore CAIOE ("Corrected AI Occupational Exposure"), le professioni intellettuali e scientifiche risultano tra le più esposte all’impatto dell’IA.

I dati offerti dal rapporto 2025 di Confprofessioni offrono una fotografia nitida:

  • il 64,5% dei commercialisti ed esperti contabili utilizza frequentemente l'IA per l'analisi di dati fiscali, la ricerca normativa e la revisione di testi;
  • il 62,4% dei consulenti del lavoro impiega strumenti di IA, con un focus specifico sulla gestione della conformità normativa e contrattuale;
  • tra avvocati e notai, l'utilizzo frequente di IA si attesta al 52,4%, con particolare riferimento alla ricerca giurisprudenziale e alla redazione di atti.

Dall’esecuzione alla strategia: il nuovo ruolo del professionista

L’integrazione dell’IA sta dunque spostando il baricentro dell'attività professionale.

Per i commercialisti, ad esempio, l'automazione della registrazione dei dati permette di evolvere da "esecutori" a "consulenti dell'evoluzione", focalizzandosi su analisi finanziarie complesse e pianificazione strategica. Anche per i consulenti del lavoro, l'IA facilita la gestione di adempimenti complessi, riducendo gli errori e liberando tempo per attività a maggior valore aggiunto.

Tuttavia, il rapporto mette in guardia sulla necessità di mantenere al centro del proprio operato il principio cardine dalla personalità della prestazione professionale. L’IA deve rimanere uno strumento di supporto; la decisione finale, la strategia difensiva o la diagnosi clinica non possono essere abdicati alla macchina, ma devono restare sotto la piena responsabilità e volontà dell'essere umano.

Le barriere: competenze e skill mismatch

Nel documento c'è spazio anche per affrontare le criticità emerse in questi primi anni di adozione dell'IA da parte dei professionisti.

La principale problematica segnalata dai professionisti e dalle imprese è la carenza delle competenze necessarie a utilizzare le nuove tecnologie in maniera efficiente e conforme alle regole (skill mismatch). Tra i liberi professionisti che non utilizzano l'IA, circa il 56% motiva la mancata adozione con una scarsa conoscenza delle potenzialità in relazione alla propria attività professionale.

Per ridurre il mismatch, il rapporto suggerisce di ripensare i percorsi formativi, integrando la "AI literacy" non solo nelle facoltà tecniche ma anche in quelle umanistiche e giuridiche. Inoltre, si evidenzia la necessità per gli studi professionali di investire in aggregazioni multidisciplinari per sostenere i costi dell'infrastrutturazione tecnologica e della cybersecurity.

Etica, sicurezza e trasparenza

Infine, il documento si concentra sulla cornice normativa dell'adozione dell'IA nel lavoro professionale. E, in particolare, con l’AI Act europeo (Reg. UE 1689/2024), che classifica i sistemi utilizzati per la gestione dei lavoratori e l’accesso al lavoro come "ad alto rischio". I professionisti sono dunque chiamati a garantire la trasparenza algoritmica, assicurando che i dati utilizzati per addestrare i modelli non riproducano pregiudizi o discriminazioni (bias).

Fonte: Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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Lorenzo Gatto

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Stefano Mazzocchi

- Dottore commercialista e docente di diritto tributario, Università Statale di Milano

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