Lunedì 16 febbraio - La crescita economica del Giappone nel 2025
Archiviate con grande successo le elezioni anticipate, oggi la premier conservatrice Sanae Takaichi guarderà i numeri del Pil 2025 nel Sol Levante: chissà se continuerà la festa dei mercati finanziari che hanno accolto il risultato delle urne con un indice Nikkei ai livelli massimi o se si raffredderà il sentiment sull’economia del Paese. E i motivi non mancano: anche se fa professione di amicizia e affinità politica con Donald Trump, la leader giapponese non ignora le turbolenze sui mercati mondiali, a partire dai dazi fino alla sfida sui chip di tecnologia. Ma oltre al momentum, il Giappone fa i conti con problemi strutturali di prima grandezza, a partire da un debito pubblico nazionale tra i più elevati al mondo e che è più del doppio dell’intero Pil. Le preoccupazioni poi aumentano pensando alla linea fiscale aggressiva annunciata da Takaichi. In quale direzione andranno le scelte economiche del governo nipponico? Forse già dai dati di oggi si comincerà a capirlo.
Mercoledì 18 febbraio - Arrivano le minute della Fed di gennaio
Leggere nel passato per indovinare il futuro. A questo può servire il concentrarsi sulle minute in uscita oggi della riunione di fine gennaio del Fomc, braccio operativo di politica monetaria della Fed. Che in quella due giorni nel mese scorso ha lasciato fermi i tassi d’interesse (in un intervallo tra il 3,5% e il 3,75%) della prima economia mondiale. Dai verbali si potrà capire se davvero si stanno avvicinando le posizioni divergenti dei banchieri centrali. Tre focus saranno da tenere sotto osservazione: l’andamento del mercato del lavoro, quello dell’inflazione e il bilanciamento dei rischi legati alla crescita o meno dell’economia. Tra i grandi temi che investono la banca centrale americana ci sarà il passaggio del testimone al vertice con l’uscita di scena di Jerome Powell e l’arrivo del nuovo presidente Kevin Warsh, scelto da Donald Trump proprio al termine della due giorni di gennaio. Il suo nome, salutato con favore da tutti gli osservatori, circolava tra i potenziali presidenti ma con ogni probabilità le minute non ne faranno cenno.
Ghiaccio bollente
A Nuuk oggi è attesa la visita del re di Danimarca Federico X. Una nuova missione dopo quella del 2024 in cui il sovrano aveva ribadito l'unità del regno. Questa volta l’arrivo di sua eminenza si carica di un significato particolare, perché avviene in piena incursione trumpiana sulla Groenlandia. Federico X è asceso al trono due anni fa e si è guadagnato subito un’aura di sovrano popolare, vicino alla gente e in sintonia con la modernità del suo Paese. A emergere con forza, nei bilanci di questi primi ventiquattro mesi, è anche la grande popolarità della moglie, la Regina Mary, prima nei sondaggi di gradimento. Il Re ha dato un nome groenlandese a uno dei figli gemelli (Vincent e Josephine che festeggiano il compleanno oggi) e ha vissuto alcuni periodi della sua gioventù in Groenlandia dove è diventato anche maestro di slitta trainata dai cani.
Venerdì 20 febbraio - La pagella di Fitch a Londra
Alto ma non altissimo. E sotto scrutinio. Il rating del Regno Unito si muove tra la doppia A di Standard& Poor’s e la Aa3 di Moody’s. Per Fitch il Paese vale AA- con outlook stabile e questa sera a mercati chiusi potrebbe cambiare. In peggio? Sarebbe un incubo per il governo di Keir Starmer che ha portato i laburisti a Downing Street dopo 13 ma adesso sta traballando. Pesa a Londra lo scandalo Epstein legato alla figura del discusso Peter Mandelson che lo stesso premier ha mandato come ambasciatore a Washington, affidandogli il più alto ruolo diplomatico del Regno. Adesso sono in molti a chiedere a Starmer un passo indietro, e la vicenda non rimane confinata alle stanze della politica. Da settimane la sterlina è debole rispetto al dollaro, il Gilt decennale è arrivato a toccare rendimenti sopra il 4,6% e nemmeno il Ftse 100, indice di riferimento della City, sta performando granché bene. Una bocciatura potrebbe aprire scenari imprevedibili per la politica inglese ma anche europea.
Sabato 21 febbraio - Contadini transalpini
Oggi a Parigi si tiene il Salone dell’Agricoltura. Un appuntamento che consentirà di tastare il polso di gran parte dell’elettorato francese, fatto di contadini, agronomi, viticoltori, azionisti della grande banca Crédit Agricole e soprattutto grandi avversari di molte politiche di apertura. Si veda quello che è successo con l’accordo Mercosur. Il mondo agricolo transalpino rappresenta l’1,5% del prodotto interno lordo (1,8% in Italia). Dà lavoro al 2,5-3,0% degli occupati (3,5-4,0% in Italia). Eppure, gli agricoltori francesi hanno una capacità di far sentire la loro voce e di influenzare il mondo politico come pochi.
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