Lunedì 10 novembre – Via alla Cop30 sul clima
Gli Usa hanno già fatto sapere che non sarà presente alcun rappresentante di alto livello dell’amministrazione Trump. Come noto, per il presidente la questione climatica globale è “un falso”. L’Europa ci arriva divisa: dopo mesi di trattative i 27 Paesi membri in extremis hanno raggiunto un accordo (a maggioranza qualificata) sul taglio delle emissioni del 90% entro il 2040. Insomma, si arriva in ordine sparso alla Cop30 di Belem in Brasile, mentre un report dell’Onu segnala il deficit nei finanziamenti destinati alla riduzione degli impatti negativi. I Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di 310 miliardi di dollari all’anno: dove trovarli? Intanto, la comunità indigena dei Sarayaku dell’Ecuador ha lanciato la proposta globale di fare dell’Amazzonia un soggetto giuridico riconosciuto, sottraendo il “polmone del pianeta Terra” allo sfruttamento da parte del mercato locale o internazionale.
Addio a Twitter
L’ultimo cinguettio. Per volontà del nuovo padrone Elon Musk, oggi finisce la storia di Twitter, il social network fondato nel 2006 da Jack Dorsey, Noah Glass, Biz Stone ed Evan Williams con il simbolo dell’uccellino. Viene dismesso il dominio twitter.com, oramai diventato X. Dunque, non è più possibile accedere al proprio profilo usando chiavi di accesso e codici legati al vecchio dominio. Va precisato che le conseguenze sono soltanto per gli utenti che hanno attivato la “doppia autenticazione” (nome utente, password e codice temporaneo). Ovviamente, si tratta di una mossa più simbolica che altro e certifica la totale presa di controllo da parte di Musk, che tre anni fa aveva pagato oltre 40 miliardi di dollari per portarsi a casa il “suo” social. Donald Trump con Truth è arrivato solo dopo.
Martedì 11 novembre – La Siae tedesca contro OpenAi
Un Tribunale di Monaco si pronuncia sul caso di Gema, la Siae tedesca che tutela i diritti collettivi di musicisti e compositori ma anche editori musicali, contro OpenAi. Il presupposto dell’azione legale è semplice: la (ex) fondazione di Sam Altman che si è da poco trasformata in una società profit, non ha riconosciuto i diritti per l’uso dei testi e delle canzoni nel processo di istruzione e apprendimento dell’intelligenza artificiale. Anzi. OpenAI avrebbe sistematicamente usato proprio il repertorio protetto di Gema per addestrare i sistemi di Ai generativa, violando consapevolmente i diritti degli autori e degli editori. “Le canzoni dei nostri membri non possono essere considerate materia prima gratuita per i modelli di business dei fornitori di sistemi di intelligenza artificiale generativa”, ha dichiarato Tobias Holzmüller, ceo della Siae tedesca. Che non è la sola organizzazione a muovere contro il colosso tech. Negli Usa sono in corso decine di cause legali, alcune per risarcimenti miliardari, naturalmente non solo per le canzoni. Anche se molti titolari di diritti hanno preferito negoziare un accordo, se ci fosse la sentenza di un Tribunale la musica potrebbe cambiare.
Mercoledì 12 novembre – Kazakistan-Russia
Il presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, a ottobre aveva già sottolineato l’importanza strategica della prossima visita a Mosca, prevista per oggi. Tokayev aveva evidenziato la crescita del commercio bilaterale, che nel 2024 ha raggiunto 28 miliardi di dollari, e degli investimenti russi in Kazakhstan, superiori a 26 miliardi, con circa 4 miliardi investiti solo l’anno scorso. Senza contare i 114 progetti comuni in corso, per un valore complessivo di quasi 22 miliardi di dollari, tra cui lo sviluppo di un impianto nucleare con la partecipazione diretta di Rosatom. Già nel 2022 il presidente kazako, come prima mossa dopo la sua elezione, aveva incontrato Vladimir Putin, un appuntamento che aveva cementato le relazioni tra i due Paesi e confermato la tenuta d’influenza nella regione ex sovietica. E che oggi – nonostante la guerra in Ucraina – non appare diluita.
Venerdì 14 novembre – Palestina da ricostruire
Barcellona ospiterà il lancio mondiale della campagna ACTxPalestine a sostegno degli sforzi di ricostruzione a Gaza e che riunirà nella città catalana decine di associazioni umanitarie e ong. Secondo una stima della Banca Mondiale, risalente a febbraio, la cifra necessaria per ricostruire gli edifici e le infrastrutture a Gaza sarà pari a 53 miliardi di dollari, tre volte il Pil della Palestina. A luglio infatti le case distrutte erano 110 mila. Per recuperare il reddito perso a Gaza durante la guerra con Israele, stando al trend di crescita registrato tra il 2007 e il 2022, servirebbero 350 anni.
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