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  • Reddito cittadinanza
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La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 31/2025, ha affrontato una questione controversa sulla gestione del Reddito di Cittadinanza in merito alla conformità della legislazione italiana ai principi costituzionali e comunitari. La decisione riguarda infatti la legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera a), numero 2), del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito nella legge 28 marzo 2019, n. 26, nella parte in cui prevedeva che il beneficiario del Reddito di Cittadinanza (Rdc) dovesse essere residente in Italia per almeno dieci anni, di cui gli ultimi due continuativi. Tale requisito, secondo i ricorrenti, introduceva una discriminazione indiretta a danno dei cittadini dell'Unione Europea, limitandone l'accesso al beneficio assistenziale. La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dalla Corte d'Appello di Milano nel contesto di una controversia tra alcuni cittadini romeni e l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), con riferimento alla sospensione dell'erogazione del Reddito di Cittadinanza per mancanza del requisito della residenza decennale. Secondo i ricorrenti, tale requisito era contrario ai principi di uguaglianza e non discriminazione sanciti dalla Costituzione italiana (art. 3) e dal diritto dell'Unione Europea, in particolare dagli artt. 21 e 34 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE (CDFUE), dall'art. 24 della Direttiva 2...

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