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  • Tempo di lettura 9 min.

Risale alla scorsa estate l’ultima puntata della vicenda che ha impegnato per più di due anni lavoratori, imprese e istituzioni nel porto di Trieste in seguito all’acquisizione da parte di una nota multinazionale con sede in Finlandia, di un sito produttivo in provincia di Trieste per il quale era stata previsto un progetto di integrale riconversione. La vicenda, iniziata nel 2022 ha prodotto dapprima una decisione del Tribunale di Trieste di denuncia, nei confronti dell’azienda, di condotta antisindacale per la violazione della complessa e obbligatoria procedura introdotta dalla legge di Bilancio nel 2021 in tutti i casi di potenziale chiusura di siti produttivi – decisione del 23 settembre 2022, RG 362/2022 - per poi sfociare nell’avvio di un tavolo di confronto con le istituzioni – sempre nel quadro della medesima procedura – che si è chiuso a dicembre 2023 con un nulla di fatto. Il che se da un lato ha poi aperto alla possibilità di gestire l’avvio entro l’estate 2024 della procedura di licenziamento collettivo – proprio perché conclusa la preventiva procedura obbligatoria sopra indicata - dall’altro ha dato luogo ad un ulteriore confronto con le istituzioni sfociato nella sottoscrizione presso la sede del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) – a fine luglio 2024 – dell’Accordo di programma con il quale si è alla fine definito il trasferimento delle attività del sito produttivo ad altra società, leader a ...

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