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Lunedì 5 - Urso tra l’Ilva… Pubblicato il bando, inizia la gara. L’ennesima, nella storia infinita dell’ex Ilva. Va dato atto però al ministro Adolfo Urso di aver impresso un deciso cambio di passo al processo per il ritorno della società ai privati, dopo il divorzio di inizio anno tra Arcelor Mittal e Invitalia. Un’accelerazione confermata dalle varie parti al termine dell’ultimo incontro tra governo, sindacati e commissari straordinari e riconosciuto persino dal mai tenero governatore pugliese Michele Emiliano. L’elenco degli investitori potenzialmente interessati l’ha fatto lo stesso ministro delle Imprese (che ha peraltro già incontrato alcuni emissari). Oltre ai gruppi italiani Marcegaglia e Arvedi, ci sarebbero gli indiani di Steel Mont e di Vulcan Green Steel, gli ucraini di Metinvest e i canadesi di Stelco (freschi di accordo per il passaggio della proprietà alla statunitense Cleveland-Cliffs). Termine della gara: 20 settembre. Mercoledì 7 - … e il tavolo per l’auto  L’acciaio da un lato, l’auto dall’altro. È come se Adolfo Urso avesse deciso che la fine di luglio e l’inizio di agosto, periodo di agende solitamente già quasi chiuse per ferie, fosse il più propizio per cercare di dare un’accelerata ai grandi dossier dell’industria italiana ancora in attesa di soluzione. Stellantis è forse al primo posto, quanto a criticità. Tra una polemica e l’altra con il gruppo guidato da Carlos Tavares e John Elkann, Urso non pare aver abbandonato l’idea di “chiarire in maniera esemplare ogni aspetto della questione” e delineare “un canovaccio d’intesa” già nel corso del tavolo convocato per oggi con azienda e sindacati. Mercoledì 7 - La produzione in Germania La Germania arranca, e questa non è una novità. Non lo è neppure il fatto che non si vedano segni benché minimi di ripresa. Nemmeno i più pessimisti si aspettavano però il dato appena uscito dall’ufficio statistico federale: l’annuncio che nel secondo trimestre il Prodotto interno lordo ha segnato un’ulteriore frenata dello 0,1%, dopo aver schivato la recessione solo a inizio anno (nel primo trimestre il sistema aveva anzi recuperato lo 0,2%), ha colto di sorpresa i tedeschi. Si aspettavano, al peggio, una percentuale invariata. Si ritrovano con questo calo, e con prospettive ancora cupe sia sul fronte inflazione (venerdì arriveranno i dati definitivi di luglio, per ora la stima flash dà un +2,6% contro il 2,5% di giugno), sia sul piano strettamente industriale. La manifattura, tradizionale motore dell’ex (ormai) locomotiva tedesca, rimane in forte crisi. Oggi arriveranno i numeri della produzione, a completare quelli sugli ordinativi diffusi ieri, e analisti e istituti di ricerca hanno già messo in guarda. Per dirla con l’Ifo: “A giugno qualche slancio c'è stato, ma si è trattato di un guizzo temporaneo legato soprattutto agli Europei di calcio”. Tant’è che poi, a luglio, “nelle aziende il clima si è di nuovo deteriorato”. La conclusione è tutt’altro che incoraggiante: “Nemmeno nel terzo trimestre del 2024 ci si può aspettare un miglioramento”. Venerdì 9 - La leggera (ma imprevista) risalita dei prezzi  Eccoli, i dati definitivi dell’inflazione a luglio. I prezzi non sono in aumento solo in Germania. Quando, oggi, Eurostat diffonderà il tasso medio europeo elaborato sulla base delle comunicazioni dei singoli Paesi, risulterà probabilmente confermato il dato flash diffuso a fine mese, e cioè: 2,6% contro il 2,5% di giugno (esattamente come in Germania e in Francia). Gli analisti si aspettavano un calo, o al massimo un tasso invariato, ma va detto che la Banca centrale europea aveva avvertito che il processo di discesa verso l’obiettivo del 2% non sarebbe stato sempre lineare. Quanto all’Italia, è vero che il balzo di luglio è uno dei più alti nell’intera area euro: ma è vero anche che, seppur saliti dell’1,3% contro lo 0,8% di giugno (effetto vacanze e prezzi energetici, soprattutto), i nostri tassi d’incremento restano la metà di quelli europei.

Questa traduzione è stata generata dall’intelligenza artificiale. Si prega di verificarne l’accuratezza.
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