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  • Tempo di lettura 9 min.

Al cospetto di una sentenza che si pronuncia sul (ricorrente) tema del licenziamento motivato dalla sottrazione di un bene aziendale, viene istintivo ricercare, dapprima, la descrizione del bene sottratto, per orientarsi nella lettura della pronuncia. Come se esistesse una misura (o prezzario), che permetta di definire, e contenere, la soglia del “modico valore”, ed oltre la quale il medesimo valore comincia ad essere “modesto”, “apprezzabile”, “considerevole” o “elevato”. È l'approccio sbagliato, e anche l'eventuale raffronto tra il valore dei beni che hanno indotto il licenziamento nei casi di specie esaminati nelle diverse sentenze, non permette di fissare punti fermi, soprattutto sulla soglia del modico valore, e sulle conseguenze del furto di beni di tale natura.       Sul tema, infatti, si fronteggiano da tempo almeno due diversi orientamenti.   Il contrasto giurisprudenziale Secondo un primo orientamento “l'accertamento della mancanza addebitata al lavoratore, la valutazione della gravità di essa e il giudizio di proporzionalità tra il fatto addebitato e la sanzione inflitta debbono essere effettuati dal giudice del merito non già in astratto ma con specifico riferimento alla posizione delle parti nel rapporto di lavoro, al grado di affidamento richiesto dalle specifiche mansioni e, inf...

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