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  • Licenziamento disciplinare
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  • Tempo di lettura 7 min.

Il caso riguarda il licenziamento disciplinare di un lavoratore da parte della compagnia Sai, dichiarato illegittimo dalla Corte d’Appello di Roma e confermato dalla Cassazione. Nel 2016, la società gli aveva inviato due contestazioni di addebito, rispettivamente il 17 marzo e il 7 aprile, per alcune condotte ritenute lesive della disciplina, dell’igiene, della sicurezza e dell’incolumità di persone. Nella prima contestazione, la società gli aveva addebitato di aver avuto un atteggiamento irrispettoso e minaccioso nei confronti di un collega, di aver violato le norme di sicurezza e di aver abbandonato il posto di lavoro senza autorizzazione. Nella seconda contestazione, la società gli aveva addebitato di aver violato l’obbligo di registrazione degli orari di lavoro, di aver falsificato le timbrature e di aver svolto attività personali durante l’orario di lavoro. In seguito a queste contestazioni, la società aveva licenziato il lavoratore per giusta causa. La sentenza di primo grado e la Corte d’Appello Il lavoratore aveva impugnato il licenziamento davanti al Tribunale che aveva accolto il suo ricorso e dichiarato illegittimo il licenziamento, riconoscendo l’illegittimità dell’azione datoriale. In risposta, la società ha appellato tale decisione, tuttavia la Corte territoriale ha respinto l’appello, sostanzia...

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a cura di

redazione Memento

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