Il licenziamento disciplinare è la sanzione più grave che il datore di lavoro può infliggere al lavoratore in caso di inadempimenti contrattuali da parte di quest'ultimo. Affinché sia legittimo, il licenziamento deve basarsi su un giustificato motivo soggettivo, ossia una mancanza così grave da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro. Inoltre, la sanzione deve essere proporzionata all'infrazione.
Il licenziamento disciplinare può essere di due tipi: per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo. Il primo si verifica quando il lavoratore commette una violazione così grave da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro, come ad esempio il furto, la violenza o l'insubordinazione. Il secondo si verifica quando il lavoratore commette una violazione meno grave ma comunque tale da incidere negativamente sul rapporto di fiducia con il datore di lavoro, come ad esempio il ritardo, l'assenteismo o lo scarso rendimento. In entrambi i casi, il datore di lavoro deve seguire una procedura che prevede la contestazione dei fatti, la possibilità di difesa del lavoratore e la comunicazione scritta del licenziamento.
Il caso esaminato dalla Cassazione La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30427 del 2023,...
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