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Il rapporto tra licenziamento disciplinare e sentenza penale di condanna Quando il lavoratore commette un fatto penalmente rilevante, il datore di lavoro ha diritto a procedere alla contestazione disciplinare e può giungere al licenziamento per giusta causa valutando il disvalore complessivo della condotta tenuta; secondo costante giurisprudenza, infatti, un fatto penalmente rilevante, commesso dal lavoratore, non integra di per sé gli estremi della giusta causa di licenziamento. La legittimità del licenziamento per giusta causa deve essere verificata di volta in volta, valutando se il contegno penalmente rilevante tenuto dal lavoratore sia idoneo ad incidere sul legame fiduciario posto alla base del rapporto di lavoro. Il problema che molto spesso si pone, e che è oggetto della sentenza in commento, è il sovrapporsi, sul piano temporale, dei fatti contestati con l'esito del processo penale. Il datore di lavoro, dunque, potrebbe sanzionare il lavoratore per avere commesso un dato fatto – e concludere in questo modo il procedimento disciplinare – prima che il processo penale sia iniziato, ovvero prima ancora di avere un esito sulla rilevanza dei fatti sul piano del diritto penale. Questa sovrapposizione non è di poco conto poiché, come accennato, la “consunzione del potere disciplinare” si esplica nell'applicazione della sanzione, così che una volta irrogata,...

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In caso di grave inadempimento del lavoratore, il datore di lavoro può risolvere il contratto attraverso il licenziamento disciplinare. È necessario che il datore di lavoro contesti il comportamento illegittimo nei modi..

di

Simone Cagliano

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