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  • Decreto Lavoro 2023
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  • Tempo di lettura 8 min.

Nel sistema introdotto dal D.Lgs. 66/2003 (oggetto di plurime modifiche), lo svolgimento di lavoro notturno da parte di un dipendente non implica, automaticamente, la ricomprensione dello stesso tra i “lavoratori notturni”, con connessa applicazione del pertinente regime di tutela. Si tratta infatti di concetti simili che possono trarre in inganno, ma giuridicamente non coincidenti. In effetti la delimitazione del lavoro notturno, come vedremo, è condizione necessaria ma non sufficiente per individuare chi svolge la propria prestazione lavorativa in periodo notturno su base stabile. Nella definizione di cui all'art. 1 D.Lgs. 66/2003, il “periodo notturno” viene indicato genericamente come l'arco temporale di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino. Sul tema, L'Ispettorato Nazionale del Lavoro, sollecitato da numerose richieste di chiarimento e acquisito il parere dell'Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro, con la Nota 26 novembre 2020 n. 1050, fornisce chiarimenti in merito alla definizione e all'individuazione del periodo notturno, centralizzando il ruolo riconosciuto in materia alla contrattazione collettiva. Preliminarmente, l'Ispettorato ribadisce la definizione del D.Lgs. 66/2003, indicando come “il periodo che rileva (…), potrà iniziare a decorrere dalle ore 22 (con conclusione alle ore 5) oppure dalle 23 (c...

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Lavoro notturno

La disciplina del lavoro notturno riguarda la prestazione resa nel periodo notturno (fascia di almeno 7 ore consecutive tra la mezzanotte e le 5 del mattino) da parte del lavoratore che, in detto frangente, svolga in mod..

di

Paolo Patrizio

- Avvocato - Professore - Università internazionale della Pace delle Nazioni Unite

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