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La vicenda esaminata dalla Suprema Corte trae origine da un ravvedimento operoso con cui una società versava per intero le imposte e gli interessi mentre, per errore, provvedeva a versare le sanzioni in misura inferiore rispetto a quella dovuta. In particolare, la società versava le sanzioni nella misura nel 6% in luogo di quella del 10% dovuta.

A causa di tale errore, la società riceveva un avviso bonario da parte dell'Amministrazione finanziaria e, entro trenta giorni dal ricevimento di tale avviso, provvedeva a presentare un'istanza per il ricalcolo delle sanzioni ancora dovute. Sennonché, a seguito di tale istanza, la contribuente apprendeva che l'Agenzia delle Entrate aveva già emesso il ruolo a suo carico, peraltro con applicazione delle sanzioni nella misura piena del 30%. Ciò, poiché l'Amministrazione aveva ritenuto non perfezionato il ravvedimento operoso effettuato dalla società, proprio per via dell'insufficiente pagamento delle sanzioni.

Così, la contribuente adiva la Commissione tributaria provinciale di Torino, la quale accoglieva il ricorso con sentenza poi confermata anche dalla Commissione tributaria regionale del Piemonte, secondo la quale il versamento della sanzione nella misura del 6%, in luogo del 10%, doveva ritenersi un mero errore. L'Amministrazione finanziaria proponeva allora ricorso per Cassazione per chiedere la riforma della pronuncia dei Giudici regiona...

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